Chi è Penelope

IO

Cominciamo dal principio, o quasi. 19 anni, incinta! Ricordo di aver visualizzato un colore, il nero. Nel preciso momento in cui quello che pensavo non potesse essere vero era, semplicemente, vivente. Seduta sul letto, ho in mano il referto del test di gravidanza. Ecco il nero che mi avvolge, mi risucchia e poi mi bacia, lasciandomi vuota come dopo l’incontro con un Dissennatore. Così è nato un fiore, TOTO. Lui ed io siamo cresciuti insieme, una “bambina con in braccio un altro bambino, più piccolo”, è l’immagine fotografica che conservo di quegli anni universitari, tra esami e allattamenti. Ho scelto di studiare psicologia perché era l’unico vestito che mi abbia mai calzato a pennello. Da sempre ho avuto come sguardo e cifra verso il mondo la persona e le relazioni come centro di interesse. Tra la discussione della Tesi e l’inizio di un nuovo anno, ho scelto di avere un altro bambino. Dalle trasparenze dell’autunno è nata la mia musa: PENELOPE. Tra la stanchezza di due anni costellati da rare notti di sonno, un master e il tirocinio, con consapevolezza, ma in un momento decisamente inaspettato, è arrivato, come pesce d’aprile in una giornata di atipico caldo di inizio primavera, LUDO.

Ed eccomi qui, neo trentenne, psicologa, 3 bimbi (12, 5 e 2 anni). Vivo nella Regione più piccola d’Italia, amata da alcuni, ignorata da molti (“ma siete italiani anche voi?”), sconosciuta ai più, la Valle d’Aosta.

PROFILO: Psicologa, vivo e lavoro ad Aosta. Penelope, il primo blog di una mamma psicologa.

Le illustrazioni sono tutte opere originali create per Penelope da  Valentina Sesia (arnicadesign.it)

 CHI E’ PENELOPE

Penelope, la tessitrice. Cosa racconta il mito? “Appena nata, per ordine del padre, venne gettata in mare e fu salvata da alcune anatre che, tenendola a galla, la portarono verso la spiaggia più vicina. Dopo questo evento, i genitori la ripresero con loro e le diedero il nome di Penelope (che significa appunto anatra)”. Ecco da dove nasce il mio logo. Ecco la sua simbologia: costruire relazioni con perseveranza, speranza e costanza. Cosa trovate in questo BLOG? Alcune storie, per prima cosa. Storie curiose, inedite, che vi raccontano quei mondi nel mondo che sono le maternità e le paternità. Tutto quello che trasforma lo sguardo verso i miei figli. A volte, queste storie sono le mie, oppure riguardano persone, luoghi e fenomeni che conosco, o che conoscerò. Poi, troverete un diario delle letture, degli eventi, degli studi che compongono il mio personale (e spero anche il vostro) mosaico umano e professionale. E parleremo, anche, di alcuni tabù, come il sesso, anche quello senza amore. Ma ne parleremo con amore. Per concludere, alcuni post cercheranno di diventare dei dialoghi, non solo con papà, mamme, ma con chiunque abbia una riflessione, dei suggerimenti o anche solo una parola da offrire. Partiremo dalla Valle d’Aosta, per scoprire il mondo. Insomma, cercheremo di capirci qualcosa, di renderci la strada più semplice e di trovarne sempre di nuove. Perché dietro e dentro ogni papà e ogni mamma c’è una persona, unica e diversa, e non esistono la maternità e la paternità, ma tante, infinite mamme e papà, maternità e paternità, persone e coppie e genitori, tutto questo insieme e separatamente. Buona lettura.

Di mamma ce n’è più d’una” non racconta semplicemente la visione di questo blog, mostrare il costellato universo delle diversità che dovrebbero creare ricchezza, bellezza e forza, ma è in primo luogo l’omaggio a un libro, prezioso, di una donna, Loredana Lipperini, che ammiro per lucidità di pensiero e chiarezza di scrittura. Qualche mese fa, davanti a un uovo cotto a bassa temperatura, racconto a una cara amica scrittrice del mio intento di realizzare un mumblog che fosse una terza via tra l’esasperato naturalismo dell’allattamento ad ogni costo e l’elastico vivere multitasking e fashionista in cui si dividono (e si osteggiano) i blog di mamme italiani. Cercavo una situazione che mi rappresentasse, che raccontasse di un mondo di sfumature in cui la mamma che fa il sapone in casa e quella che esce a bere il mojito e il vestito borchiato con le amiche potessero essere la stessa persona, una e varia, in cui far coincidere diverse visioni di una femminilità in evoluzione senza vissuti di schizofrenica incompatibilità. Cercavo un saggio, una teorizzazione su cui poggiare le mie ancora troppo sfumate intuizioni… e l’amica scrittrice, intuendo lo smarrimento misto a entusiasmo che mi accompagnava, mi dice, “leggi la trilogia di libri, di cui l’ultimo appena uscito,dedicati al tema del femminile, di Loredana Lipperini,mia cara amica, ti chiariranno le idee”. E così è stato. Senza quell’uovo e questo libro questo blog sarebbe rimasto una sfumatura sfumata sulla mia tastiera. Eccone un estratto “Il Palazzo d’Inverno di Pechino era luogo di meraviglie e splendore. Ma il suo nome era anche Città proibita. L’imperatore della Cina, che deteneva il potere più alto, era prigioniero del suo palazzo, proprio in virtù di quel potere. Anche la maternità è un Palazzo d’Inverno: dove è splendido aggirarsi ma da dove non si può uscire. Per secoli, anzi, è stato l’unico potere concesso alle donne, e oggi torna a essere prospettato come il più importante: l’irrinunciabile, anzi. Lo ribadiscono televisione, giornali, libri, pubblicità, blog: perché volere tutto se si può essere madri, possibilmente perfette? Alle donne, in nome del nuovo culto della Natura, si chiede dolcemente di allattare per anni e di dedicare ogni istante del proprio tempo ai figli: si dice loro che tornando a chiudersi in casa, facendo il sapone da sole e lasciando libero il proprio posto di lavoro salveranno il paese, e forse il mondo, da una crisi economica devastante. Oppure, se proprio vogliono lavorare, devono diventare “mamme acrobate” in grado non solo di conciliare lavoro e famiglia, ma di farlo con il sorriso sulle labbra e la battuta pronta, magari per raccontarsi su blog che sono il territorio di caccia preferito per tutte le aziende che producono passeggini e detersivi. Intanto, nell’Italia dove il mito del materno è potentissimo, per le madri si fa assai poco sul piano delle leggi, dei servizi, del welfare, dell’occupazione, dell’immaginario: e nella riproposizione dei cliché sembra profilarsi per le giovani donne quella che potrebbe non essere più scelta, ma Destino. Ma invece di unirsi, le donne si spaccano. Le fautrici dei pannolini lavabili contro le “madri al mojito”, che non disdegnano una vita sociale e lavorativa accanto agli impegni genitoriali. Le madri totalizzanti contro le madri dai mille impegni. Natura contro cultura. Femminismi contro femminismi, anche…”